lunedì 16 agosto 2010

viaggiavo



ho ascoltato i canti delle zingare sedute in cima alle bancarelle ingombre di abiti di tutti i colori
le loro voci potenti, le mani a battere suoni diversi

una in fila all'altra, piccole case vecchie e grattate dal tempo, ma con i terrazzini ingombri di fiori

insegne impallidite di negozi polverosi

un turbinio di odori
ogni istante ha un odore diverso
l'odore della pelle di una donna impomatata
la frutta! che si scalda al sole

gli abiti del mercato

metropolitane, autobus, vicoli, bidoni del lixio, capelli di donna, la casa dove al momento vivo.
annuso tutto e archivio.

qui posso forse essere me stessa?
misconoscenza della lingua a parte.

1 commenti:

'u professore ha detto...

Sei ciò che ricordi. La lingua è un dettaglio, la si può imparare un po' per volta. L'importante è saper comunicare e raccogliere i messaggi dell'ambiente e quindi... archiviarli.

 
 
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