mercoledì 10 marzo 2010

quando abbraccio te






son stata dalla nonna, stasera
ha più di novant'anni.

il nonno morì circa un anno fa
io ero piccola, ma anche con loro litigavo
mio nonno, con un passato da soldato, non riusciva a mettermi in riga
"la me respund" diceva di me

la nonna ha gli occhi dello stesso colore dei miei
e credo ne abbia sempre fatto un piccolo vanto
microscopica vanità, forse l'unico peccato concesso a se stessa
nella sua lunghissima vita
ha recitato tutta Zvanì a memoria tenendomi la mano
mentre io le pizzicavo le dita rigide di pelle morbida e sottile

nonna, quando abbraccio te
abbraccio il mondo, il tempo, l'eterno
mi somigli sempre più a una pianta
però ho paura della vecchiaia e della morte, quando ti osservo
immagino i miei genitori invecchiare e mi spaventano la sofferenza, l'invalidità, la demenza
poi però coltivo nel cuore la profonda speranza che, siccome sono e saranno brave persone,
godranno di una vecchiaia sana e limpida, così come la nonna e (tutto sommato) anche il nonno
ché il nonno, lui, non aveva voglia di vivere così a lungo
e gli ultimi mesi prima che morisse, mentre se ne stava bloccato a letto, non la chiamava vita, quella lì

e così esco da casa tua
salgo in macchina,
la sigaretta è già accesa
e mentre corro sulla strada nera e gialla
canticchio e la voce mi si spezza
allora parlo un po' con me stessa, dicendomi che devo correre anche nella vita, che non c'è tempo, che per fare tutto ciò che desidero non ne basterà una sola.
e penso alle mille cose che non sai
che quel fidanzato di cui continuo a raccontarti, l'ho lasciato un anno fa
che fumo, che non mi confesso da anni, che sono anche infelice, a volte
e mi lagno
ma forse poi non ti piacerei così tanto, se tu sapessi tutto questo.





ascoltando Chopin

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