domenica 16 agosto 2009

sempre caro mi fu quest'ermo colle
e questa siepe che da tanta parte
dell'ultimo orrizonte il guardo esclude.

ma sedendo e mirando interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.

e come il vento odo stormir tra queste piante
io quello infinito silenzio
a questa voce vo comparando

e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.
così tra questa immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.


mai poesia fu più azzeccata
mai poesia fu più invocata di ieri, sulla spiaggia, il tramonto, il mare quieto, i gabbiani.

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