domenica 7 settembre 2008

La mia Milano e i suoi colori - Fiera di Senigallia

Oggi si va alla Fiera di Senigallia.

Dalla Bovisa si prende il treno fino a Cadorna, e da Cadorna, come sempre, si va con la linea verde a Porta Genova.

Da qualche anno la fiera è stata spostata, da viale Papiniano, dove ora stanno costruendo parcheggi, alla grande area dietro la stazione di Porta Genova.

Le bancarelle hanno a disposizione uno spazio più ampio, tanto che chi ci va (e si ricorda di quando i sabati pomeriggio erano fatti di folla, musica a manetta e profumi di incenso e di hashish) dopo tanto tempo, sostiene che si sia svuotata, che non sia più come prima ecc. ecc.

In effetti è un po' così. Non ci sono più i teli ammassati sull'asfalto dei venditori abusivi, non c'è più il casotto che ti fa temere per il tuo portafogli, non c'è più quello spirito che forse si era già perso quando la Fiera fu trasferita da via Calatafimi in Papiniano a causa degli inquilini del quartiere poco contenti.

Leggo su alberto cane blog che Questa fiera, che è un'istituzione milanese, non prende il nome da una via o da una piazza come succede da altre parti. Sinigallia perché nel XV° sec. la citta' di Sinigaglia (nelle Marche) si chiamava Fiera di Sinigaglia. Durante la festa di S. Maddalena le navi che vi ormeggiavano erano esentate dai dazi, e vi era una tale massa di mercanzia esposta che i milanesi ribattezzarono Sinigallia la loro fiera delle pulci che si svolgeva negli anni '20 sul Bastione di P.ta Ticinese. Poi fu spostata in via Calatafimi dove rimase per parecchi anni, da lì andò alla Darsena e adesso si trova allo scalo merci della stazione di Porta Genova.

E leggendo il suo post, vorrei aver fatto più foto ieri a questa fiera. Forse il prossimo sabato ci tornerò di proposito.

Ma il punto è un altro. Mi è venuta voglia, come mi viene ogni volta che noto qualcosa di curioso nella mia città, di imparare un po' di più di questa bella Milano. Di osservarla un po' più da vicino. Esplorarne i labirinti, toccare le mura antiche e sgretolate, fotografarne i colori e scoprirne i misteri.

Ci provo allora.

Partendo da qui. Dalla Fiera di Senigallia che puoi percorrere tutta, avanti e indietro due o tre volte in una mattinata, e ogni volta vedere cose che non avevi notato al giro precedente.

Incontri ragazzini di tutti i tipi, punk in particolare. O perfetti sosia del cantante dei Tokyo Hotel, o ancora minacciosissime creste che troneggiano su facce da bimbi con la sigaretta in bocca.
I soliti banchetti dai mille chiloom di tutte le dimensioni e i colori, le file di magliette multicolore tutte appese ordinate e variopinte, secondo la moda del momento.
E gli oggetti che non tramontano mai: le borsone colorate, i pantaloni e gli anfibi militari, costosissimi come sempre, i saffi da legare in testa (ogni ragazza che frequenti la fiera ne ha una collezione vastissima), le perline, i giornaletti vecchi, film, dvd, profumi, cassette, biciclette rubate, pinzetenagliecatene oggetti che piacciono ai papà, le magliette di Che Guevara, vestiti che i miei genitori indossavano negli anni 70.

Io vado pazza per i gioielli in argento. Braccialettoni, orecchini, snake, piercing di acciaio chirurgico o acrilico colorato, fermagli per i capelli, sciarpe colorate. anelli, borse militari, ciondoli, t-shirt, gonnellone colorate. La mia passione.

Amo la Fiera di Senigallia. Anche se costa tutto troppo (infatti ne esco quasi sempre a mani vuote).

E la prossima volta che ci vado, voglio tornare a casa con un bel po' di belle foto di questo posto che così tanto ha fatto parte della mia adolescenza.

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