sabato 17 novembre 2007

Port Mungo - Patrick McGrath

In città, la verità è un uccello elusivo, sfuggente quanto la menzogna è vischiosa. Troppo rumore, laggiù, troppi rumori contrastanti di qualsiasi fatto: è così che uno impara a essere cauto e circospetto. Scettico, stoico, ironico, distaccato: questo è lo stile cittadino.

Diciamo che da Patrick, dopo Grottesco e Follia, mi aspettavo di meglio, leggendo Port Mungo. Ma diciamo anche che mi colpisce sempre un autore che dà voce a un protagonista di sesso diverso dal suo. La narrazione infatti è tutta nella voce della sorella del vero protagonista, Jack, pittore maledetto invischiato in una relazione d'amore con Vera, artista vagabonda, gran bevitrice, gran casinista.
Di per sé la storia è carina. Veritiera, ecco.
Parla delle turbe dell'animo di un pittore, dei momenti bui e di quelli di grande creatività e produzione. Per tutto lo svolgersi della storia il livello emotivo resta costante, basso e quieto, fino ad arrivare a un crescendo introspettivo nel finale, in cui le riflessioni sulle menzogne e le verità dell'essere umano portano il lettore a guardarsi un po' dentro, a rispecchiarsi in questa fragilità e incoerenza dei personaggi, ad affezionarsi alle loro debolezze e insicurezze.

Di Patrick mi piace che scava a fondo, senza pietà, rivelando verità inquietanti e spaventose. Quelle verità cui spesso e volentieri sfuggiamo per poter mantenere una quiete mentale sufficiente alla sopravvivenza.

Talvolta ci raccontiamo storie per poter vivere in pace con noi stessi, per dare un senso alla nostra vita e non impazzire.

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