lunedì 8 ottobre 2007

Mai stata capita. Sulla linea del post di Tascabile... autoironia perversa

Kika fin da piccola non ha mai sopportato che gli adulti ridessero di lei per qualcosa che diceva o faceva.
Del resto, ridevano di tenerezza, mica di scherno, ma lei come poteva saperlo?
Allora si disse che avrebbe deciso lei quando far ridere la gente. Che mai avrebbe permesso agli altri di anticiparla e spiazzarla, così come succedeva quando era piccola.

Perché se spiazzi la Kika, se la metti a disagio, lei diventa aggressiva, e non è bello né per lei, né per te, poiché avrai la sensazione di avere davanti una un po' schizzata.

Perciò Kika ha coltivato una specie di autoironia perversa, che impedisse agli altri di pensare o parlare male di lei prima che lo facesse lei stessa.
Che escludesse ogni possibilità di critica che potesse sfociare in litigio o in pianto.

Insomma, Kika ha imparato a ridere di se stessa, anche un po' troppo, con la conseguenza che molti le vogliono bene, molti altri la ritengono completamente svitata, e lei stessa non ha granché stima di sé.

Oggi, tra le mail della mamma di Kika, c'era il link a un simpatico articolo del corriere: Sguardi da tacco e sorrisi da mocassino. Il simpatico intento è quello di abbinare volti di passanti alle proprie scarpe, con due risultati:
- lo sguardo e le scarpe sono come in simbiosi, perfettamente abbinate, e ciascun soggetto non potrebbe avere scarpe diverse,
- sembrano tutti dei simpatici nani.

Bene, la sua memoria, appena ha scorso quelle foto, è tornata a un pomeriggio in cui stava per scendere le scale della metropolitana di Bonola, e ha visto il suo riflesso su due vetri leggermente inclinati. Si vedevano solo il busto sopra e le gambe, dalle ginocchia in giù, sotto. Ha cominciato a sgambettare ridendo di sé, di quell'immagine ridicola, strana, inusuale. Rideva, e rideva, e rideva, e diceva guarda! guarda! ed era un bel ridere. Bene, i suoi compagni di classe (era il tragico periodo delle medie), l'hanno guardata di sbieco e sono passati oltre, nonostante i suoi vani tentativi di far capire il perché di tutto quel ridere.

Purtroppo la percentuale di persone che hanno verso di lei questo atteggiamento, è altissima. Pochi la capiscono, pochi hanno ancora quella spontaneità e gioia di vivere che lei ha imparato e assorbito dalla sua bella famiglia. Nonostante questo non ha mai smesso di ridere delle cose che ritiene buffe, anche se si trova in chiesa, anche se si tratta di qualcosa di tragico, anche se quando ride la sua faccia diventa incredibilmente strana.

Ma prima o poi, qualcuno capirà.

Il post di Tascabile

3 commenti:

Anonimo ha detto...

qualche seduta di TR0 e TR1 e tutto passa. Io morivo dal ridere, qualsiasi fosse la situazione in cui mi trovato, al solo sentire nominare la parola "mutande" (alla faccia dei tabù...) poi ho trovato un trainer che l'ha scoperto e per un paio di settimane mi ha fatto MORIRE, parlandomi SOLO di mutande. Mi è passata. E siccome ho riso come una matta per due settimane, mi sono fatta anche buon sangue in quantità... :-)

Anonimo ha detto...

ops! non ho firmato il post sulle mutande... mà

tascabile ha detto...

io, ispiratrice del post, sono simile a te in questo. mi attacco per prima perché così mi preparo agli attacchi degli altri.
e rido come una malata di mente a fare facce allo specchio...
forte tua madre, la mia non ha ancora capito cosa voglia dire che ho un blog...

 
 
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