venerdì 9 marzo 2007

Le suggestioni di una macchina fotografica

Hai una bella Canon, una scintillante giornata di sole e la forza nelle gambe per passeggiare a lungo.
Cosa vuoi di più?

Per me non c'è piacere più grande della solitudine dell'osservatore: cammini col naso per aria, vedi un uccellino! Fermati! Click!
E poi fiori e fiori e foglie trasparenti e bimbi che ridono, e nuvole purpuree al tramonto, e giochi di luce tra le
lenzuola stese, e insetti colorati.
Sì, il mondo sa essere proprio bello.

Ma tanto mi sento a mio agio io a fare foto, tanto si sente a disagio il resto della gente. Sono immobile, macchina alla mano, a un centimetro da un fiore: alcuni si fermano a chiedersi quale sia il mio soggetto, o attaccano bottone, mentre altri trasaliscono e si allontanano infastiditi.

Le reazioni sono tante, ma in particolare ciò che emerge è la vanità:
proprio ieri sera sono andata a vedere gli allenamenti di una squadra di calcetto. Uomini e ragazzi coinvolti nel gioco, concentrati e atletici, facevano riscaldamento o prove di tiri in porta.
Non appena ho tirato fuori il mio
ferro, ho notato che la loro attenzione non era più solo rivolta alla partita: con un occhio seguivano la palla e con l'altro curavano me.
"Guarda come sono bravo", mi sembrava di leggere nei loro pensieri, e io li ho accontentati: quando un giocatore passava vicino a me, subito il mio flash scattava. Un'azione, un tiro in porta, e..flash!

Non sono granché belle quelle foto, e loro forse non le vedranno mai.
Avrei anche potuto non mettere il rullino, perché la bellezza di quel momento non era nella destrezza e nell'abilità a fare goal, bensì nello spirito del bimbo che vuole attenzione, emerso dai cuori di quegli atleti, all'apparenza così rudi e sicuri di sé.

Quanto conta per noi sentirci belli o molto bravi? Quanto ci sentiamo bene se, praticando un'attività che ci piace, sappiamo di essere osservati da occhi attenti? Immediatamente ci sentiamo professionali, importanti, e cerchiamo inconsciamente la posa che più ci rispecchia, perfezionando i nostri gesti.

Bene, ho imparato quindi che il ruolo del fotografo non è solo quello di immortalare il mondo, gli eventi e le persone, ma anche di renderle uniche e speciali.
Perché non tutti sanno di esserlo, e il fotografo è proprio lì a farglielo sapere.

:-)

2 commenti:

Silvren ha detto...

Complimenti sul serio kika... non solo sei una blogger, ma anche fotografa... la fotografia è una delle mie passioni... peccato che mi debba accontentare del cellulare per ora (la mia macchina è in riparazione)

Quasi quasi ti linko... Buona giornata :)

ki ha detto...

Grazie Silvren, è un onore ricevere un complimento così da te. Grazie anche per il "quasi quasi". Spero sì che mi linkerai: cercherò di non deludere te e i miei futuri lettori.

A presto, e buon lavoro per il tuo splendido blog.
E in generale, stammi bene.
:-)

 
 
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